Eraclio

Monumenti

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Eraclio

Eraclio (Arè in dialetto), il Colosso di Barletta, è una imponente statua di bronzo dell’alto medioevo, cava internamente e alta più di 5 metri.

L’imponente monumento è situato davanti al fianco sinistro della Basilica del Santo Sepolcro di Barletta.

Sicuramente rappresenta un imperatore, come si evince dalla veste militare, dal paludamento imperiale, e dal diadema gemmato orlato da due giri di perle che cinge il capo, ma non si ha certezza della sua identità.

Ipotesi sull’identità

Nel tempo si sono susseguite diverse ipotesi. Noto inizialmente come Eraclio, identificazione poi esclusa, è stato alternativamente riconosciuto come Teodosio il Grande, Valentiniano I, Marciano, Onorio, Valentiniano III o Teodosio II.

Alcuni importanti indizi fanno convergere le ipotesi sull’identità del Colosso proprio verso quest’ultimo, Teodosio II.
In primis la presenza sulla corona della statua di un gioiello di arte gota, riconducibile a Elia Eudossia, figlia di un generale goto e madre di Teodosio II. Inoltre la raffigurazione di un uomo di circa trentanove anni è perfettamente compatibile con l’età di Teodosio II all’epoca del matrimonio di sua figlia Licinia Eudossia con Valentiniano III. Nel 439 Teodosio II celebrava il trentennale del regno e nell’agosto di quello stesso anno Licinia dava alla luce una figlia e veniva elevata al rango di Augusta. Uno di questi due eventi sarebbe stata l’occasione giusta per erigere una statua al padre dell’imperatrice.

Ipotesi sull’arrivo a Barletta

Incerte sono anche le vicende relative all’arrivo del Colosso nella città di Barletta.

Secondo la tradizione, i Veneziani, nel corso della quarta crociata, trafugarono la statua a Costantinopoli. Durante il viaggio di ritorno verso Venezia, a causa di una tempesta, la nave naufragò lungo i lidi di Barletta, presso il cui porto fu deposta la scultura bronzea. Le analisi effettuate durante i vari restauri, però, non hanno mai riscontrato segni di un’eventuale presenza in mare del Colosso.

La versione preferita dagli storici, ricavata da un resoconto del 1279 del frate minorita Tommaso da Pavia, narra, invece, che tra il 1231 ed il 1232 fu rinvenuta, durante degli scavi effettuati dall’imperatore Federico II di Svevia a Ravenna, una “statua colossale”.

Trasportato via mare fu depositato presso il porto della città probabilmente per essere reimpiegato in qualche prestigioso contesto. Progetto mai realizzato, come è testimoniato da un editto di Carlo II d’Angiò del 1309 con il quale si autorizzano i frati predicatori a fondere parte della statua, in deposito presso la dogana di Barletta, per fare la campana della nuova chiesa di Siponto.

La statua rimase in quel luogo sino al XV secolo, quando fu recuperata per ornale la piazza del Sedile del Popolo, realizzata tra il 1442 e il 1459. In quella circostanza furono probabilmente ricostruite alcune parti. Nel 1923 il Sedile del Popolo fu demolito e il Colosso perse il suo sostegno, fu in seguito sistemato lungo il prospetto laterale della chiesa del Santo Sepolcro.

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Il Colosso di Barletta

La leggenda

Una simpatica leggenda racconta che i Saraceni stavano per arrivare a Barletta con l’intento di conquistarla. Eraclio che era il più alto di tutti e che s’accorse prima dei concittadini dell’imminente pericolo, si fece trovare all’esterno delle mura, seduto su un masso, che piangeva.

I nemici, nonostante fossero un po’ intimoriti dalle sue proporzioni, gli chiesero la ragione di quelle lacrime. Eraclio, singhiozzando, raccontò d’esser stato cacciato dalla città di Barletta perché più basso tra tutti gli abitanti.

I Saraceni credendo alle parole di Eraclio e terrorizzati dall’ipotesi di trovarsi di fronte ad una città di giganti e di non avere speranze di vittoria, subito si ritirarono e la città fu salva.