Le antiche porte di Barletta e le sue mura

Turismo


Barletta, città antica, ricca di storia e per lunghi secoli sottoposta alla dominazione di diversi popoli. Questo ha sicuramente contribuito a darle una sua identità, una struttura particolare, dei monumenti che accennano alle diverse civiltà che vi hanno abitato, un dialetto formato da parole derivanti da lingue differenti ed un assetto territoriale che nei secoli è cambiato totalmente.

Certamente le mura e le porte antiche hanno svolto un ruolo di importanza eccezionale come elementi utili per la difesa della città.
Le cinte murarie e le porte di accesso alla città, con il passare dei secoli, e proprio per via del succedersi delle dominazioni straniere, sono state modificate tante volte da non permetterci oggi di immaginarne una ricostruzione unica.
Quel poco che rimane a Barletta di quegli antichi strumenti di difesa che esistevano un tempo sono le mura a nord, riscontrabili partendo dall’antico fortino detto il Paraticchio, passando per Porta Marina fino ad arrivare al Castello.

paraticchio

Ma quali e quante sono state nei secoli le mura e le porte di Barletta?

La prima cinta muraria della città si ha con l’arrivo dei normanni intorno al 1050. Questa racchiudeva solo il centro urbano di Santa Maria ed era chiusa dall’unica porta ancora esistente nella nostra città: Porta Marina. Forse non tutti sanno che, però, questo antico passaggio non era situato dove risiede attualmente, ma alla fine di via Sant’Andrea, dove è situata l’omonima chiesa. La cinta di mura proseguiva fiancheggiando piazza Pescheria e arrivava a Porta Gloria situata alla fine di corso Garibaldi, esattamente dove si trova la chiesa del Purgatorio. Le mura poi proseguivano su via Cavour fino al castello dove si ergeva imponente Porta Castello.

In seguito, con l’espugnazione di Bari, avvenuta nel 1156, Barletta accolse molti migranti che lasciavano il capoluogo odierno e si recavano nella nostra città. Questo incremento di popolazione portò alla costruzione di numerosi strutture e all’ampliamento della cinta urbica che si estese incorporando il San Sepolcro e le sette rue. Questo chiaramente portò alla costruzione di nuove porte d’accesso: Porta Croce fu posta all’inizio di corso Garibaldi mentre Porta Reale Antica alla fine di corso Vittorio Emanuele.

All’arrivo degli angioini nel 1268 si deve il successivo ampliamento delle mura urbiche volute dal re Carlo I d’Angiò. Le modifiche riguardarono le zone del castello, verso via Trani, fu realizzata una porta che prendeva il nome di Porta Trani e corso Cavour fu incluso entro le mura insieme alla chiesa Santa Lucia. Dopo qualche decennio, l’arrivo del successore di Carlo I, ossia Carlo II d’Angiò, portò ad una nuova modifica del perimetro della città chiuso dalle mura. L’ampliamento si ebbe verso sud-est dove su costruita la Porta San Leonardo e dalla parte opposta, con affaccio sul mare inglobando tutta l’area di via cialdini.

Il ‘500 vede un ampliamento significativo dell’area urbana e di conseguenza anche della cinta urbica. Con l’arrivo dei nuovi dominatori, gli aragonesi si sente la necessità di coprire la parte della città che si allungava verso Canosa, una zona più a rischio perché meno difesa da eventuali attacchi derivanti da quella direzione. Ferdianndo II d’Aragona, allora dispose che le mura fossero ampliate inglobando via Mura del Carmine e quindi tutta la zona in cui si trovavano, e si trovano ancora, la chiesa di San Giacomo e di Sant’Agostino con tutto il borgo intorno, dove fu innalzata Porta Napoli.

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Solo con il passare dei secoli si iniziò a guardare a quelle mura come limiti che non consentivano alla città di espandersi e di avere contatti commerciali con le città vicine. Questo fu il motivo che portò nel 1859 il re Francesco II di Borbone ad ordinare l’abbattimento della cinta muraria. Dall’anno seguente Barletta fu spogliata, purtroppo, di tanta parte della sua storia e di strutture del passato molto preziose.

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