Spettacolo teatrale “La signorina Julie” a Barletta

Spettacoli

Grande successo per la prima serata della Rassegna Teatrale 2015 de La Fabbrika Teatro (in scena presso il GOS di Barletta), durante la quale si sono esibiti i comici Cd Rom provenienti dalla trasmissione Made in Sud.

Arriva ora l’appuntamento con il secondo evento in programma, “La signorina Julie” a cura della “Compagnia CUT”, con testo di H.Roithamer e regia di Ugo Rubini.

Già sold out lo spettacolo di Domenica 1 Febbraio alle ore 18:30, è prevista una replica per le ore 21:00 dello stesso giorno.

Abbiamo posto delle domande agli attori per conoscerli meglio e saperne di più sulla loro rappresentazione teatrale.

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Chi sono gli attori della “Compagnia CUT” nella vita di tutti i giorni e quale il loro percorso formativo?

Nella vita parallela al teatro Rosalia Paternoster è una laureata in Letteratura e Discipline dello Spettacolo alla Sapienza, ha vissuto in Spagna, Stati Uniti, Francia e Svizzera per rientrare negli ultimi due anni in Puglia, Nicola Calabrese, di origini barlettane, ha ormai da anni una sua propria attività nel settore terziario, mentre Filomena Caso è una docente di Lettere al Liceo Scientifico della sua città.
Passando al teatro, nei loro anni formativi le due attrici hanno dimostrato di essere dotate di grandi qualità sceniche e di essere ricche di una sensibilità che in parte proviene dal loro patrimonio personale in termini di cultura, esperienze, conoscenze e passione per l’arte teatrale e in parte per aver penetrato a fondo gli insegnamenti di un maestro come Stanislavskij che non insegue solo l’attore che ha un ruolo da portare in scena, ma anche la scoperta dell’individuo che veste quei panni e diventa una donna o un uomo. Questo processo va visto alla rovescia rispetto alle tradizionali letture del panorama teatrale. E’ vero che un attore porta una parte di sé sulla scena ma è più vero che dopo lo spettacolo l’attore si porta nella vita di tutti i giorni gran parte di quello che il teatro gli ha insegnato. La formazione di Nicola Calabrese invece parte dal teatro della Commedia dell’Arte per poi ampliare la sua conoscenza ed all’esperienza nel teatro di prosa. Entra a far parte della “Compagnia del Teatro Universitario” (CUT) nel 2007, mentre sia Rosalia Paternoster che Filomena Caso ne appartengono dalla sua nascita, negli anni ’90. Hanno sempre partecipato alle attività della “Compagnia” ed le due attrici, nello specifico, hanno preso parte, nel 1998, al Festival Ibsenianio di Skien, in Norvegia, essendo interpreti la prima di Regine e la seconda di Helene Alving in “Spettri” di Ibsen.

Come nasce la “Compagnia CUT”?

La “Compagnia CUT” è nata nei primi anni ’90 inizialmente come emanazione del CUT, affidato al sottoscritto, prof. Ugo Rubini (come docente dell’Università di Bari) e poi del Cutamc, sino al 2000. All’interno della scuola di teatro dell’Ateneo ho maturato la scelta di creare un gruppo che portasse in scena il teatro classico. Le mie preferenze sono andate da sempre al teatro scandinavo con Ibsen e Strindberg, seguiti da Cechov, Dostoevskij e Pirandello, in primo luogo per consentire agli attori di riprendere il contatto con la nostra lingua senza deviazioni di sorta e poi di farlo affrontando tematiche che venivano da lontano e meglio permettevano di rivestire ruoli e vivere atmosfere all’apparenza considerate estranee, più agevoli da affrontare, salvo poi a scoprire che i problemi, le tematiche, le paure, le angosce e le vicende quotidiane, quando in scena ci sono uomini e donne, sono in realtà simili.
Dopo la pensione ho continuato a occuparmi della “Compagnia”, anche se l’età mi costringe a ridurre il mio impegno.

Come mai si è deciso di lavorare su questo autore?

Ricordando che dopo il Festival di Ibsen era pronto un progetto per un Festival del teatro universitario che avrebbe dovuto coinvolgere 9 Paesi, 3 del Centro e Nord Europa, 3 dell’Est e 3 del Mediterraneo. Si può facilmente immaginare quali ragioni ne hanno impedito la realizzazione. Avevamo già i contatti con la Norvegia e la Svezia e per questo si era rivolto lo sguardo a Strindberg, certo non solo per questo. Infatti Strindberg, un autore libero e complesso, coniugava la sua lettura dei personaggi sia con la sua esperienza diretta e allo stesso tempo con le ricerche che la fotografia e gli studi sul cervello stavano conducendo.
Sulla scena quando è possibile si mettono in evidenza i volti perché l’autore assegnava loro un ruolo importante e le singole psicologie, in primo luogo quella della Contessina o Signorina Julie afflitta da ansia, depressione e dai tanti Complessi, allora difficili da diagnosticare ( si studiavano in Francia e vi si aggiunse Freud con l’ipnosi ) ma che oggi sembrano siano tornati prepotenti anche se sappiamo meglio come curarli, ma forse non come revenirli.

Come si rapporta l’idea registica di Rubini con quella originale di August Strindberg?

Anche a questa domanda ho in parte risposto. Penso che l’umanità sia afflitta da molti mali che si ripropongono nel tempo e che non sono scomparsi: la crudeltà, la violenza, l’indifferenza, le divisioni della società in strati e ceti che si portano dietro i risentimenti, le invidie, i tentativi di sostituirsi non in forma e modalità pacifica ai più fortunati e sul piano scientifico i progressi che alcuni hanno anticipato ma che la gente comune non è pronta a recepire: si pensi alla società scandinava che attribuiva a Julie il termine pazzia senza saperlo in realtà comprendere, mentre Charcot era sulle sua tracce e andava definendo con chiarezza i disturbi che la distinguevano. Trovo che “La Signorina Julie” sia un testo modernissimo, dove troviamo Jean, un misogino arrampicatore sociale e la cinica e sottomessa Kristin, che fa la cresta sulla spesa e pensa alla pensione di uno che non è ancora suo marito e che va in chiesa giungendo le mani dopo aver pettegolato sulle origini delle fragilità della sua padrona? E lasciamo stare la vittima vera del dramma, ci vorrebbero pagine per capirla a fondo e uno psichiatra e oggi quante sono le signorina come lei?

Le tematiche affrontate in questo spettacolo sono ancora attuali oppure sono ormai sorpassate?

Attualissime, vanno solo viste senza pregiudizi e senza vantarsi troppo dei progressi della nostra civiltà.

Come viene affrontata la pazzia dall’epoca di Strindberg ad oggi?

Quella che all’epoca veniva definita pazzia è tutta racchiusa in Julie (ma anche qui ho già affrontato il tema ), considerata vittima delle mestruazioni, delle colpe del padre, dei problemi economici della famiglia, del suo tentativo di sentirsi e farsi uomo e non donna in una società dove l’uomo ha in mano tutto ma la gente che la circonda non ha gli strumenti culturali adatti a studiarne il profilo, a comprenderla, ad aiutarla. Ma se si segue bene tutto quello che televisione e giornali ci mettono sotto gli occhi ogni giorno, chiedetevi: vi sentite davvero così lontani da questa sfortunata donna?

Chi è “la signorina Julie”?

Basta quello che ho detto?

Cosa dobbiamo aspettarci da questo spettacolo?

Una profonda riflessione, capire Julie per comprendere sé stessi.

Perché si consiglia la visione di questo spettacolo?

Non solo la visione di questo spettacolo ma di tutto quello che si fa a teatro.
Solo così è possibile valutare le differenze e stabilire quale pietanza preferite, è necessario però afferrare ogni parola del testo e darle un significato profondo non quello che noi attribuiamo alle singole parole, tutti i giorni, ma quello che si nasconde dietro ogni parola, senza trascurare la “merdata” che Kristin prepara per la “cagna di Julie”.

Un saluto originale, con un messaggio in codice relativo allo spettacolo.

Siamo sicuri che non esiste più oggi un mondo nel quale la misoginia sia scomparsa e che Strindberg – autore grandissimo è bene ribadirlo – sia un caso isolato; ma lui almeno cercava di capire quello gli ruotava intorno, noi lo facciamo?

Un invito ai lettori.

Mi piacerebbe sapere dopo lo spettacolo che cosa ne hanno pensato gli spettatori, certo anche loro divisi in classi, come al tempo di Strindberg. Cosa pensano dell’autore e come hanno visto volti e cervelli dei tre protagonisti.

Clicca qui per guardare la locandina dell’evento.

Per prenotare il vostro posto visitate www.lafabbrika.it o scrivete a biglietteria@lafabbrika.it, o contattate via cellulare i seguenti numeri: 328.3097111 – 347.7174329. Biglietti presenti anche sul circuito Booking Show.



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