In memoria di Padre Raffaele Di Bari, grande uomo e martire comboniano

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“Se non parliamo per denunciare le ingiustizie tradiamo la nostra missione”

Questo soleva ripetere più e più volte Padre Raffaele Di Bari, missionario comboniano ucciso dai ribelli il 1° Ottobre del 2000, in quella terra che era ormai da più di quarant’anni la sua casa, l’Uganda. Padre Raffà, così usavano chiamarlo nel villaggio dove viveva, era nato a Barletta nel 1929 e aveva votato tutta la sua vita all’Africa. La sua missione era quella di far conoscere al mondo intero il dramma dei bambini soldato e di salvarne quanti più possibile dall’arruolamento.

bimbi

La sua vita al servizio dei bisognosi

Aveva scelto l’Uganda. Terra di scontri, di guerriglia per affiancare quella gente sfortunata che non ha mai saputo cosa significa pace e benessere. La paura di essere rapiti, arruolati, uccisi era ordinaria ed era la realtà nella quale Padre Raffaele ha vissuto il suo impegno di vita, dando forza e speranza a quella gente ed insegnando loro a reagire nel proprio impegno quotidiano con le sole armi dell’Amore e della Fede. Fece molto per quella gente. Ogni volta che tornava a Barletta raccoglieva fondi da destinare ai suoi villaggi. Si metteva in contatto con le più grandi aziende per riuscire a ricavare macchinari utili per l’emancipazione della sua gente e così ogni volta tornava in Uganda con macchine da cucire, zappe, aratri, martelli pneumatici e prodotti utili per coltivare la terra. Nei villaggi dove si trovava riuscì a costruire mulini, scuole e cappelle, introdusse la coltivazione del riso, del granturco e del girasole e fece studiare all’estero tanti ragazzi.

“Ho capito che la vocazione sacerdotale, religiosa e missionaria è la maggiore di tutte le grazie che il buon Dio potesse farmi. Chiedo di essere ammesso alla professione religiosa per sacrificare me stesso e salvare tante anime a costo pure di dare, anche per una sola di loro, tutto il mio sangue”

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Così aveva scritto sulla domanda di ammissione ai voti del noviziato comboniano. Parole che rilette oggi sembrano quasi profetiche.

Le continue denunce pubbliche contro coloro che uccidevano, torturavano, stupravano e violentavano la sua gente lo avevano fatto diventare un “personaggio scomodo” da eliminare. Più di una volta infatti i ribelli dell’ L.R.A. avevano tentato di ucciderlo.

Il giorno del martirio

Il 1° ottobre del 2000 era domenica. Padre Raffaele doveva andare in un villaggio a 20 km dal suo per dire messa e amministrare alcuni battesimi. Più di una volta aveva rimandato quella visita perché considerata molto pericolosa. Quel giorno sentiva di non poter più rimandare. Prese l’auto e l’occorrente per la messa e insieme con due suore e alcuni chierichetti si mise in viaggio. Ma improvvisamente, lungo la strada si udì una scarica di fucileria. I testimoni dicono che Padre Raffaele colpito a morte gridò per tre volte “Ahi! Ahi! Ahi!” e non proferì più parola. I ribelli che avevano teso l’imboscata, poi, fecero prigionieri i sopravvissuti e frugarono nelle tasche e nell’auto del prete per ricavare qualcosa che avesse valore. A quel punto appiccarono fuoco all’auto e lasciarono che il cadavere bruciasse lentamente. Pochi resti di quel corpo sono stati ritrovati all’indomani. Una parte del suo cranio è sepolta in un loculo della cappella dei sacerdoti nel cimitero di Barletta. Nella nostra città inoltre a Padre Raffaele Di Bari sono state intitolate una via ed una scuola per ricordare quel grande uomo, quel martire che ha donato consapevolmente la vita agli altri.



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