I canti popolari di una volta

Cultura


Quante cose della storia e della tradizione barlettana sono state col tempo dimenticate?
Chi di voi, ad esempio, conosce almeno uno degli antichi canti popolari che rallegravano le giornate dei nostri concittadini?

Spontanei e semplici, i canti popolari erano pensati per momenti specifici, da intonare mentre si svolgevano determinati lavori oppure durante le feste di paese.
Strambotti, canzoni e stornelli allietavano le giornate e venivano comunemente usati dai cittadini barlettani nei diversi momenti della vita quotidiana.

canti popolari

Gli strambotti, nascono nel Duecento proprio dal popolo e solo in seguito divennero un tipo di poesia colta. Mentre gli stornelli erano un genere di poesia improvvisata amorosa o satirica che veniva anticamente accompagnata da un motivo musicale: d’altra parte non c’era poesia popolare che non fosse accompagnata da una modulazione particolare della voce o da veri e propri strumenti musicaliquali la chitarra, il mandolini, l’organetto, il fischietto o la ciaramella.
Numerosi erano i canti d’amore che per lo più erano formati da un a solo e dal coro come ad esempio questo le cui parole recitavano:

Solo: Lu vì, lu vì, lu vì, mo si ni véne
Lu vì, lu vì, lu vì, mo si ni véne
tu sì lu céntre di lu cori mie.

Coro: E di lu cori mie, e di lu cori mie,
tu sì lu céntre di lu cori mie.

In antichità era molto usato recarsi sotto casa dell’amata per dedicarle una serenata. Questa consuetudine non è del tutto svanita e ancora oggi, sebbene con meno frequenza, nei giorni che precedono quello del matrimonio, il futuro sposo, accompagnato da amici e parenti si reca sotto il balcone della sua fidanzata e le dedica canzoni d’amore. Originariamente le serenate venivano cantate di sera da un cantore accompagnato da suonatori di mestiere con chitarra e mandolino. Il fidanzato non cantava quasi mai.
Alcune strofe di una tipica serenata popolare sono le seguenti:

Bona séra amato bene
santa notte amato mije:
faten’a meno d’andar a letto,
sfugà vogghie lu canto mije

Me piac eil tuo parlaje,
so persuase dil tuo pinsiére,
nénne, affaccete da chisse fiére,
ji d’amore t’agghia parlé.

Numerosi erano anche i canti scherzosi, satirici, i contrasti carichi di gelosia e disprezzo i quali però esprimevano comunque semplicità di pensiero e di sentimenti.
Una parte di canzone popolare di questo genere molto divertente recita:

Ji cant’é cante é tu non me respunne,
dimme, Struppita mj, nu stame ‘npace?
Tu me despriezze è ji so semp’u stesse,
va te fé jonce tu sciancata fésse.

Fiore d’agreste
u capricce passe e u chiasme réste.

Fiore de mente
te l’è ditte tante volte
ca tu a maje non ma tenè ménte.

E’ sempre divertente riscoprire le abitudini antiche, le consuetudini dei nostri nonni e dei nonn dei nostri nonni, scoprire tracce di storia importanti e capire quanta parte del folklore locale il tempo ha cancellato…Ricordate qualche stornello?