Chi era Carlo Cafiero?

Cultura

Molto spesso conosciamo benissimo i nomi dei personaggi storici, magari perché a Barletta esistono vie intitolate a loro, ma non sappiamo chi sono stati e cosa hanno fatto per diventare noti.
Per questo motivo oggi mi viene da chiedere: “Sapete chi era Carlo Cafiero?

Carlo Cafiero è stato un agitatore e uomo politico socialista libertario. Nacque a Barletta il 1° settembre del 1846 da Ferdinando e Luigia Azzariti, una nobile famiglia di marchesi, ricchi latifondisti pugliesi. Da giovane era iscritto al prestigioso seminario di Molfetta, da cui però ne uscì senza continuare la carriera ecclesiastica. Si recò a Napoli dove conseguì la laurea in giurisprudenza e subito dopo divenne funzionario dell’ambasciata italiana in Belgio. Deluso, però, dagli ambienti politico-diplomatici, abbandonò la sua carriera già affermata e compì molteplici viaggi in Europa. Si recò in Francia, dove fu ospite di Giuseppe De Nittis suo amico e concittadino e poi a Londra, realtà industriale, dove venne a stretta conoscenza della condizione operaia che lo avvicinò al socialismo e personalmente a Marx ed Engels. Fu proprio quest’ultimo a dargli l’incarico di recarsi in Italia, nel 1871 (nei giorni della Comune di Parigi), per seguire l’Associazione e ostacolare, al suo interno, l’influenza di Mazzini e Bakunin.

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In Italia, si recò dapprima a Firenze, dove, attraverso i suoi amici, riuscì ad inserirsi nei circoli democratici e poi a Barletta, per una breve sosta nella sua città. In seguito, partì per Napoli dove cercò di riorganizzare la sezione dell’Internazionale che era in crisi. Sempre a Napoli collaborò a La Campana, settimanale di ispirazione bakuniniana tra i più rinomati giornali internazionalisti.

Cafiero continuò a mantenere i rapporti con Engels, anche se le relazioni tra il Consiglio generale di Londra e la sezione di Napoli, fortemente influenzata da Bakunin, cominciarono ad allentarsi. Inizialmente fu imparziale, non schierandosi dall’una ne dall’altra parte, ma in seguito diventando sempre più maturo il suo sentimento anarchico, decise di rompere con Engels (a cui indirizzò una lunga lettera in cui spiegava le ragioni della sua scelta), e di appoggiare Bakunin che conobbe personalmente compiendo un viaggio in Svizzera. Fu profondamente affascinato dal leader russo, tanto che, insieme con Malatesta e Costa, divenne tra i più importanti sostenitori in Italia, delle idee libertarie proprio all’inizio della diffusione del socialismo, dichiarandosi a favore dell’azione diretta, ossia della rivolta popolare. Nel marzo del 1873, durante il congresso della Federazione italiana dell’Internazionale, fu arrestato perché implicato nei fatti insurrezionali, ma l’anno seguente fu prosciolto in istruttoria, per insufficienza di prove. Dopo la morte dei suoi genitori, ereditò un grande patrimonio, che decise però di liquidare in favore della propaganda rivoluzionaria. Una parte, inoltre, fu destinata a Bakunin per l’acquisto di una villa, che doveva servire come rifugio di coloro che erano impegnati nell’attività cospirativa. I rapporti tra il rivoluzionario russo e Cafiero si incrinarono proprio perché, quel denaro donato da quest’ultimo in favore della causa rivoluzionaria, fu sperperato con superficialità da Bakunin e dai suoi amici. In seguito al fallimento dei moti del ’74 e alla crisi dei rapporti con Bakunin, Cafiero si distaccò dal movimento attivo. Lo stesso anno sposò una ragazza russa, Olimpia Kutusov, probabilmente per permetterle di sfuggire alle persecuzioni e di lasciare la sua nazione grazie alla cittadinanza italiana acquisita con il matrimonio.

Ma la sua “voglia di rivoluzione” non si è ancora calmata. Insieme con il suo compagno Malatesta, ebbe, infatti, ruolo attivo nella preparazione dell’insurrezione di Benevento del 1877, in seguito alla quale fu arrestato e rimase in carcere per 17 mesi. In questi mesi si dedicò alla traduzione del primo volume del Capitale di Marx, profondamente apprezzato dallo stesso autore e pubblicato nel 1879 da Bignami. Assolto durante il processo, fu scarcerato nel 1878 e subito lasciò l’Italia, alla volta della Francia. Il lavoro del Compendio dell’Opera di Marx, e le lodi ricevute da quest’ultimo per il suo impegno, segnarono, in qualche modo, il suo ritorno al marxismo. Ma dopo poco tempo, tra lotte, persecuzioni e diversi arresti la sua mente ne uscì molto provata. Già nel 1881 cominciò ad accusare disturbi cerebrali che lo indurranno, in seguito, a compiere diversi tentativi di suicidio. Nel 1883, ritrovato completamente nudo su dei monti nei pressi di Fiesole, venne ricoverato nel manicomio fiorentino di S. Bonifacio dove fu confermata la sua infermità. In seguito, tornò a Barletta, dove fu accolto con grande entusiasmo dalla famiglia e dal popolo. Qui però, la sua tranquillità fu minata nuovamente dal male, a causa del quale fu necessario un nuovo internamento nel manicomio di Nocera Inferiore, dove morì nel 1892, all’età di 45 anni.

In seguito alla sua morte, negli ambienti anarchici e socialisti, si diffuse il culto della sua memoria.

Personalità molto importante, Carlo Cafiero, assume rilevanza storica per l’importante apporto dato prima al marxismo e poi al bakuninismo. Inoltre, il suo nome è ricordato per il compendio del Capitale di Marx, che diffuse la conoscenza del marmo in tutta la nazione. Le sue idee rivoluzionarie si collocano nella tradizione rivoluzionaria-libertaria, ed esaltano l’importanza della “rivoluzione per la rivoluzione” intesa, non nel senso di violenza senza senso e fine a se stessa, ma come unico mezzo utile per raggiungere la libertà individuale e dei popoli.



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