Al cadere d’una bella giornata d’aprile

Cultura


“Al cadere d’una bella giornata d’aprile dell’anno 1503 la campana di San Domenico in Barletta sonava gli ultimi tocchi dell’avemaria.”

Incipit del romanzo “Ettore Fieramosca” che lo portò ben presto alla notorietà in ambito letterario.
Correva l’anno 1833 e lui si chiamava Massimo Taparelli d’Azeglio, rampollo dalle nobili e piemontesi origini, nonché genero dell’ancor più celebre Alessandro Manzoni.
Con indiscussa abilità seppe romanzare la vicenda storica della Disfida di Barletta intrecciandola con le tragiche vicissitudini amorose tra Ettore e Ginevra.
Ma l’intento principale, come lui stesso ci tenne a specificare, era quello di rigenerare il carattere nazionale mettendo un po’ di fuoco nel corpo degli italiani.
L’ampio successo all’epoca della pubblicazione, infatti, fu sicuramente dovuto all’esaltazione del coraggio e dei valori militari degli italiani.
Massimo d’Azeglio fu, oltre che scrittore e pittore, anche un politico di successo ed un patriota combattente.
Sua fu l’affermazione ai tempi dell’Unità d’Italia: « Purtroppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani».
Anche senza mai visitare la ridente cittadina, d’Azeglio ha lasciato un ricordo indelebile della Disfida di Barletta nelle menti degli italiani.

Nel 1880, come segno di speciale gratitudine, il Municipio di Barletta pose un monumento raffigurante Massimo d’Azeglio. L’epigrafe posta sotto la statua dell’autore lo omaggia così:

A MASSIMO D’AZEGLIO
SOLDATO SCRITTORE ARTISTA
UOMO DI STATO
PATRIOTA OPEROSO
FERITO A VICENZA PUGNANDO PER L’ITALIA
CONSIGLIERE DI RE VITTORIO EMANUELE
PRECURSORE DI CAMILLO CAVOUR
POSE
QUESTO MONUMENTO
IL MUNICIPIO BARLETTANO
PER OMAGGIO DI RICONOSCENZA NAZIONALE
PER DEBITO DI SPECIALE GRATITUDINE
A LUI
CHE EVOCANDO E NARRANDO
RICORDI GLORIOSI D’ITALICHE GESTA
CREBBE AL NOME DI BARLETTA
LUSTRO ED ONORE
MDCCCLXXX

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