Chiesa Sant’Agostino

Chiese


Andare alla ricerca delle origini della chiesa di S. Agostino non è cosa semplice. Inizialmente, molti studiosi ritennero che questa fosse stata edificata su un altro edifico di culto, ossia il tempio di San Tommaso. Ritenuto veritiero che la chiesa di Sant’Agostino fosse sorta su un altro tempio, l’errore stava nel riconoscimento di quest’ultimo che si scoprì fosse sotto il titolo di SS. Salvatore. Il motivo che portò a questa scoperta è rinvenibile in un documento che fa risalire al 1289 l’arrivo dei frati Agostiniani, mentre altre fonti danno notizie dell’esistenza del tempio di S. Tommaso fino al 1546, mettendo in evidenza che le due chiese avevano coesistito.

La chiesa, dunque, nasce con il nome di SS. Salvatore intorno alla prima metà del XIII sec. ad opera dei Cavalieri Teutonici. A seguito dell’abbandono da parte di questi ultimi, il complesso ecclesiale-monastico passò, nel XIV sec., ai frati Agostiniani che diedero alla chiesa il nome che conserva ancora oggi S. Agostino. Da subito i frati si presero cura dell’edificio apprestandosi a compiere i lavori per la costruzione della chiesa e del grande convento. Numerosissimi sono i documenti e gli atti notarili che attestano le generose donazioni da parte dei cittadini barlettani per la realizzazione del luogo di culto. Al 1522 risale il dipinto della Madonna col Bambino meglio noto come Madonna di S. Samuele mentre al 1740 risale la pitturazione del soffitto. Nel centro era rappresentato un grande scudo che è l’emblema dell’Ordine degli Agostiniani. Più tardi, alla volta fu aggiunto un grande affresco che rappresenta il trionfo del Santo di Ippona e fu realizzato dal pittore Raffaele Girondi. Il tempio in quegli anni aveva un giardino che lo circondava e che occupava la strada che oggi vediamo davanti e lo spazio dove sorgono le abitazioni retrostanti.

I frati Agostiniani ebbero cura della chiesa fino al 1799, quando, con l’occupazione francese, venne adibito a caserma e, soppresso l’ordine qualche anno dopo, la chiesa rimase in abbandono. Il complesso passò, pertanto, al Comune che lo adibì ad usi civili e militari, cedendone, successivamente, alcuni locali e l’annessa chiesa, all’Ordine degli Ospedalieri di San Giovanni di Dio che crearono un piccolo ospedale e nel 1846, compirono un primo intervento di ristrutturazione della navata della chiesa. Il presbiterio fu delimitato da una balaustra in pietra e il pavimento fu rifatto del tutto. Le pietre sepolcrali, divelte, furono riutilizzate per pavimentare il chiostro del convento.

A seguito della proclamazione dell’Unità d’Italia e della soppressione definitiva anche di questo Ordine, il complesso fu affidato nuovamente al Comune che vi fece trasferire la Congregazione di Carità e l’Ospedale dei Pellegrini, dando vita nel 1867 all’Ospedale Principe Umberto. Nello stesso anno anche la chiesa venne riaperta al culto.

Nel 1884 alcuni volenterosi fedeli ripristinarono la devozione per il SS. Salvatore, finché il 12 dicembre del 1891 l’arcivescovo di Trani Giuseppe Bianchi Dottula firmò il decreto di nascita della Pia Congregazione del SS. Salvatore affidandola a Don Angelo Giannone. Nel 1910 la chiesa divenne vicaria parrocchiale di S. Giacomo e fu affidata a don Michele Dimiccoli che venti anni dopo fu coadiuvato da un dinamico vice parroco, don Peppino Dimatteo. Nel 1935 subentrò il giovane don Giuseppe Frezza e contemporaneamente il convento, originariamente a due piani, dopo essere stato destinato ad uso ospedaliero, fu elevato di altri due piani. Nel 1940 S. Agostino fu elevata a Parrocchia grazie a don Michele Dimiccoli che però morì due anni dopo. Nel 1973 ne divenne il parroco don Michele Morelli, continuando l’azione pastorale già intrapresa dai suoi predecessori.
Struttura

L’esterno. Il portale del lato orientale, conserva un delicato fregio a palmette attribuibile alla fase più antica della struttura: contribuisce, invece ad animare la facciata principale, un semplicissimo portale, caratterizzato da un nitido profilo delineato da semplici mondanature e un robusto costolone, che simula la sagoma di un protiro, al di sopra del quale è collocata una croce gigliata.

L’interno, ad un’unica navata, è molto diverso da com’era in antichità, a causa delle numerose rifaciture ed è caratterizzato da un’estrema rigorosità spaziale, determinata dal susseguirsi sui due lati di moderni altari, incassati in nicchie ad arco acuto, e del grande arco che delimita la zona presbiteriale. Poche le tracce che ci pervengono dell’antico arredo: la bellissima lastra con il rilievo dell’Annunciazione risalente al XIII sec., collocata nella parte antistante del moderno altare maggiore, in tempo costituiva il paliotto di uno degli altari della navata. Il terzo altare a destra, unico sopravvissuto degli antichi altari laterali, conserva la decorazione in marmo di Carrara risalente al 1866: in alto, sopra l’altare, troviamo una tavola su cui è rappresentato “Cristo alla colonna”, opera risalente al XV sec. e attribuita a Giovanni di Francia. Imponenti e interessanti sono anche gli altri arredi che ancora oggi sono presenti nella chiesa, come il crocifisso policromo posto sull’altare maggiore e risalente al XVI-XVII sec. e il polittico della “Madonna col Bambino e i santi” che si trova nella nicchia sul lato sinistro ed è attribuito ad Andrea da Salerno e recante in calce il nome del committente e la data dell’esecuzione 1522.