Chiesa Santa Maria delle anime del Purgatorio

Chiese


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La chiesa, ubicata sull’antica via Selleria (oggi Corso Garibaldi), di fronte a Palazzo Bonelli, venne costruita a spese dell’Arciconfraternita delle Anime del Purgatoio all’inizio del XVIII sec.
Nel 1721, i membri del sodalizio, intenzionati a trasferirsi dalla loro sede originaria, acquistarono lo spiazzo su cui sorgeva una palazzina con giardino di proprietà della famiglia Marulli, marchesi di Campmarino, con l’obbligo di versare 15 ducati. L’area si estendeva dall’attuale fronte della chiesa, fin sulla piazza che oggi dà su Monte di Pietà. I confratelli utilizzarono la parte anteriore dell’edificio per costruirvi la chiesa e quella posteriore la destinarono a giardino. In seguito parte del giardino fu venduto alla famiglia De Gregorio, che diventò proprietaria di quella parte del palazzo che sporge sulla piazzetta oggi detta della Sfida.

L’attuale edificio, con il titolo originario di Santa Maria dei suffragi delle anime del Purgatorio dovrebbe essere stato completato nel 1727, stando alle iscrizioni riportate sull’architrave della porta maggiore: MISERENIMI MEI, MISERENIMI MEI, SALTEN VOS AMICI MEI 1727.

L’adozione di precise soluzioni architettoniche e decorative rendono la chiesa, il cui progetto è riferito a Ignazio Mangarelli di Barletta e a Giuseppe Fatone di Andria, il più importante esempio di architettura barocca della nostra città.

Nel 1767 lo statuto della Confraternita ottenne il regio consenso che però, disponeva alcuni obblighi, come quello di dover celebrare una messa solenne cantata ogni primo lunedì del mese, rispettare le Quarantore ed esporre il Santissimo negli ultimi tre giorni di Carnevale, tutti i venerdì della Quaresima e nella Settimana Santa.

Solo l’8 agosto del 1851 fu finalmente pagato l’ultimo canone enfiteutico per il riscatto dell’area acquistata 130 anni prima.

Struttura

All’esterno l’organismo edilizio si presenta con volumi essenziali. La facciata, incompiuta nell’ordine superiore, presenta un andamento curvilineo con portico a tre arcate ricavate tra quattro pilastri alla cui sommità è impostata la trabeazione di coronamento. In asse con l’arcata centrale, più ampia rispetto alle laterali, si apre la finestra, riccamente decorata, che illumina la cantoria interna. Frutti e foglie sono riprodotti attorno agli stipiti poggianti su mensole a volute che delimitano il rilievo anime purganti tra le fiamme, al di sopra dell’architrave con l’iscrizione.
Un cornicione in pietra delimita la base della chiesa con ornamento murario fatto di pietra calcarea. La parte alta della chiesa si presenta come un parallelepipedo a forma rettangolare che presenta, ai suoi angoli, le parti emergenti dei piloni portanti.
La torre campanaria occupa l’angolo nord-ovest della chiesa, dalla quale emerge per circa un terzo della sua altezza totale.

All’interno, la chiesa presenta un impianto planimetrico a forma di ottagono imperfetto, perché allungato. Il presbiterio, invece, assume una forma rettangolare così come le due cappelle laterali.
Lo spazio centrale dell’aula è coperto da una volta con spicchi unghiati entro cui si aprono le quattro finestre che illuminano dall’alto l’area. Lungo i lati obliqui si aprono 4 piccole porte che immettono alla cantoria, al campanile, alla sacrestia e al sepolcreto.
Sono presenti tre altari. Quello destro in pietra è dedicato all’Arcangelo Gabriele. Infatti, insieme allo stemma della famiglia Bonelli, è posizionata sull’altare una tela settecentesca raffigurante l’Arcangelo e Tobiolo. L’altare posto a sinistra, anch’esso realizzato in marmo è dedicato, invece, a San Nicola da Tolentino. In alto, infatti, notiamo oltre allo stemma della famiglia Gioeni, un dipinto del Santo con le anime purganti sullo sfondo e San Pasquale Baylon cui un angelo dall’alto porge l’ostentorio, suo attributo iconografico.
L’altare maggiore, posto al centro è in marmo ed è dedicato alla Madonna dei Suffragi. Su di esso, infatti, è posto un dipinto di Giambattista Calò, risalente al 1893, in cui viene raffigurata la Madonna dei Suffragi che ha sostituito il quadro più antico (forse di Cesare Fracanzano) in cui figuravano le anime del Purgatorio e i Santi in atteggiamento orante ai piedi di un piccolo dipinto che incorniciava la Madonna.

La chiesa è stata fatta oggetto di una serie di restauri, gli ultimi dei quali, operati soprattutto all’interno della chiesa, risalgono al 1955 e al 1979.