Chiesa di San Pasquale

Chiese

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La chiesa di San Pasquale risale al 1500 e sorge nel centro storico di Barletta. In antichità era chiamata “Santa Maria della Vittoria”, prendendo la denominazione da un monastero esistente nel territorio di Barletta.
L’attuale monastero venne fondato da alcune suore francescane riunitesi in comunità e il documento più antico tramandatoci, in cui viene citato, risale all’anno 1553.
Solo in seguito, nel 1568, sotto la guida di una certa Antonia de Rossellis, le religiose abbracciano la seconda regola di Santa Chiara e decidono di far voto di clausura.
Anticamente questa chiesa era dedicata a Santa Maria della Vittoria da cui prendeva la denominazione perché, secondo una fonte del 1581, sorgeva in onore della vittoria che i cristiani ottennero nella battaglia navale di Lepanto del 1571 contro i Turchi. La storia narra che la Santa Vergine era intervenuta miracolosamente in favore dei vincitori, che, in seguito, avevano voluto erigere un luogo di culto in Suo onore. Per questo motivo fu avviata, grazie anche all’aiuto del popolo, l’edificazione della chiesa consacrata nel 1584 dal Vescovo di Minervino.
Nel XVIII sec. la necessità di ampliare il monastero fu la causa di una lunga controversia con i Gesuiti tanto che nel 1728 quaranta clarisse, determinate nella loro protesta, occuparono gli ambienti del vicino collegio del Real Monte di Pietà. Solo in seguito, con l’espulsione dei religiosi della Compagnia di Gesù, le monache raggiunsero il loro obiettivo e ingrandirono il complesso impiegando i materiali provenienti dalla vicina chiesa del Crocifisso, ormai diroccata.
Ma la storia di questa antica chiesa non fu sempre florida. Infatti, nel 1811 fu chiusa a causa delle leggi di soppressione degli ordini religiosi e lo rimase fino al 1831 quando passò ai Minori Alcantarini che dedicarono la chiesa a San Pasquale, risistemarono il chiostro e istituirono uno studentato di religione.
Soppresso nuovamente nel 1860, il complesso ha subito varie sorti. Il monastero, in particolare, fu adibito prima a sede della Guardia Nazionale, poi ad asilo infantile e successivamente impiegato come caserma.

Struttura

Un solo portale sormontato da un finestrone, si trova sulla facciata del complesso religioso, scandita da lesene con capitelli ionici. In continuità con la facciata, si addossa al fianco destro della chiesa il corpo di fabbrica del monastero il cui prospetto, su due piani, presenta un paramento a bugnato rustico con vari ingressi al piano inferiore cui corrisponde, in elevato, una teoria di eleganti finestre architrave.
L’interno è caratterizzato da una navata unica monoabsidata con cupoletta centrale, cantoria in controfacciata a due altari laterali con statue di santi. L’altare maggiore è in marmo e risale al XVIII sec. In alto sull’altare principale è affissa una tela di Paolo De Matteis dal titolo Madonna della Vittoria. Nell’opera la Madonna con il bambino è ritratta in gloria tra un coro di angeli mentre in basso, sullo sfondo di un paesaggio marino con la rievocazione della battaglia di Lepanto, si stagliavano sei santi.
Ai lati del presbiterio sono visibili, a destra, una tela raffigurante l’“Adorazione dei pastori” dello stesso artista e a sinistra, il “Riposo durante la fuga in Egitto” di Francesco Antonio Altobello risalente all’anno 1675.



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