Cattedrale Santa Maria Maggiore

Chiese

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La Cattedrale di Santa Maria Maggiore si trova nel centro storico della città di Barletta, all’interno dell’antico quartiere Santa Maria che da essa prende il nome.

L’inizio della costruzione della Cattedrale di Santa Maria Maggiore risale al 1150 ad opera del maestro Simiacca e di suo figlio Luca. Numerosi i privati che intervennero a finanziare la nuova costruzione, come testimoniano due iscrizioni che ancora oggi ritroviamo all’interso della struttura: la prima, che ricorda la donazione di duecento ducati per l’acquisto di due colonne fatta da un tale Muscatus nel 1153, è incisa su un capitello; la seconda è datata 1150 e documenta la committenza di uno dei portali da parte di un certo Riccardo (che si presume sia il conte di Andria, feudatario della città, vissuto nella metà del XII sec.). L’iscrizione latina associata a questo personaggio recita: “A tue spese, o Riccardo, questa porta risplenderà e per te si apriranno liete le porte del cielo” e nella fantasia popolare il conte ha assunto addirittura le sembianza di Riccardo Cuor di Leone.

Già a primo sguardo l’edificio attuale non si presenta come un insieme unitario. Si notano, infatti, due parti nettamente differenti, quella anteriore romanica e quella posteriore gotica, che mostrano i segni di una vicenda costruttiva lunga e discontinua.

Inizialmente la Cattedrale era molto più piccola di quella attuale e si presentava, al pari di molte chiese pugliesi, come una semplice basilica a tre navate. La decorazione scultorea, avvenne in tempi differenti e si mostrava sfarzosa, ricca di capitelli popolati da figure di animali all’interno della chiesa, una serie di mensole figurate all’esterno, tre portali per il prospetto, di cui sopravvivono oggi i due laterali e scarni frammenti di quello centrale. Inoltre, in tutte le raffigurazioni scultoree viene rappresentata la vittoria dell’uomo nella lotta contro il male (un guerriero con la lancia che un guerriero con la lancia che stringe un cane, un uomo che infilza una scimmia rifugiatasi presso un monaco, due uomini in lotta, una figura virile a cavallo dinanzi ad un drago, Sansone che lotta contro il leone…) immagini utili per persuadere il fedele ad abbandonare la malefica forza e avvicinarsi a Dio e alla promessa di salvezza (rappresentate, da un punto di vista artistico con le sculture dell’Annunciazione e i leoni presenti sulla facciata, e le testimonianze della vita di Cristo iterate nelle sculture del portale principale).

Diverse maestranze intervennero nel cantiere, dove si intrecciarono ricordi della coeva plastica siciliana, una forte componente francese, unita a derivazioni dalla miniatura anglo-normanna. Nell’ultima fase dei lavori intervennero maestranze che avevano lavorato nel cantiere della cattedrale di Trani.

I primi lavori di ampliamento risalgono al XII secolo e portarono all’aggiunta di due campate voltate a crociera costolonata su pilastri, seguendo un modello già presente in città nella chiesa del Santo Sepolcro. È di quegli anni anche la costruzione dello storico campanile sul fianco sud, con la particolarità dell’ “ apertura” che consente il passaggio e che venne pensata con una funzione spiccatamente urbanistica, in relazione all’asse viario principale della città antica. Poi, si provvide , anche all’arredo della struttura ecclesiastica, occasione per la quale furono chiamati a Barletta artisti provenienti da Gerusalemme.

Solo in età federiciana poi, con gli svevi, all’interno della struttura furono aggiunti i falsi matronei, fu aperta una finestra bifora e, successivamente, il rosone; il tutto entro il 1267, anno della solenne consacrazione.

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Mancava a questa data un’ulteriore importante fase di lavori, quell’ampliamento iniziato a partire dal 1307 che interessò l’attuale zona del presbiterio, a tre navate, due campate, copertura a crociere costolonate sulla navata centrale e a botte a sesto acuto su quelle laterali, e quella del coro, comprendente una grande abside poligonale a cappelle radiali, tipicamente gotica e straordinariamente inconsueta in un’area dominata dall’architettura romanica. È qui che, con un accorgimento tecnico dalle intenzionali finalità prospettiche, lo spazio centrale si dilata per aprirsi solennemente alla luce ed alla levità delle forme “moderne”, lasciandosi alle spalle le strutture antiche avvolte nella penombra.

Il congiungimento della cattedrale gotica e quella romanica avviene nella prima metà del XVI secolo, ma l’assetto definitivo dello spazio interno è ottenuto solo nel tardo XVII secolo. Date incise e documenti di archivio del XII secolo attestano che sia il taglio dei pilastri cruciformi della navata centrale che il rialzo dell’arco centrale furono commissionati dal Capitolo per eliminare l’ingombro visivo che si era evidenziato dopo la riunificazione delle due parti. Nella quinta campata, sulle chiavi di volta, è iscritta la data 1682, termine entro il quale i lavori devono essere stati eseguiti seguendo un criterio di conformità del nuovo esistente. Tra il 1619 e il 1629 si colloca l’assetto presbiteriale con la trasformazione in cappella di patronato della nobile famiglia Gentile. La decorazione marmorea è opera del marmoraro Angelo Landi e dello scultore Cosimo Fanzago, ma di esso oggi rimane ben poca cosa: la lastra tombale e il monumento funebre di Michele Gentile senior (dove il busto è però un reimpiego).
Ma oltre alla decorazione del Fanzago, nella Cattedrale, dedicata a Santa Maria, esistevano varie cappelle nel periodo intorno all’abside e altari lungo le pareti delle navate laterali, dedicate alla Vita di Maria, nonché un soffitto ligneo a tavolato. Nella navata ricordiamo gli altari distrutti dell’Assunta della famiglia Marulli (con la cornice di marmo realizzata da Crescenzo Trinchese nel 1752), quello dell’Adorata con il dipinto di Francesco De Mura e gli esistenti della Presentazione di Maria al Tempio (col dipinto di Nicola Menzere 1775), del Transito di San Giuseppe e dell’Immacolata o SS. Sacramento, rispettivamente collocati nelle due pregevoli cappelle. Queste furono edificate già alla fine del sec. XIV e poi trasformate notevolmente in epoca barocca.

La cappella del transito di San Giuseppe conserva la struttura originaria della volta a costoloni, nascosta dal controsoffitto decorato dal pittore Girolamo Cenatiempo. A lui si deve anche la pala d’altare, mentre la decorazione marmorea e di Gennaro Cimafonte (1743), su disegno presumibilmente dell’architetto Niccolò Tagliacozzi Canale.

Dopo lunghi restauri, la cattedrale di Barletta è stata da qualche anno riaperta e restituita alla comunità cittadina. Tra le novità emerse dai lavori, il ritrovamento al di sotto della basilica attuale dei resti di almeno altri due edifici di culto più antichi, e delle loro preziose decorazioni, soprattutto a mosaico. Quanto basta per affermare con certezza che, assai prima che la storia attesti la dignità di Barletta come città, esistevano nella zona dei punti di riferimento ben più monumentali di quanto si potesse immaginare.



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