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» articolo a cura di Savino Tupputi

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Bentrovato, popolo biancorosso!

Comincia oggi quest’appassionante (spero) avventura calcistica tutta in salsa barlettana: ho atteso il debutto in campionato e la fine del calcio mercato per tirare le somme su quella che è stata l’estate della nostra amata a cominciare da quell’indimenticabile 02/06/2013… si, ripartirò proprio da lì in quest’intervento settimanale, primo d’una lunga serie che ci accompagnerà fino al maggio prossimo, all’alba del nuovo affascinante Mondiale 2014, nonchè termine di una stagione di Lega pro che avrà emanato già i suoi primi importanti verdetti.

Prima domenica assolata di giugno, Andria, stadio Degli Ulivi: si gioca un derby dalla posta in palio troppo importante: il Barletta calcio, galvanizzato da una fine di campionato se non da promozione diretta ma da sicuri play off, agguanta con due giornate d’anticipo la finale spareggio per la permanenza nella Prima divisione dopo aver toccato il fondo dell’ultimo posto in classifica in diverse occassioni; è solo giunti ai titoli di coda che sa di dover trovare di fronte i cugini biancazzurri della città federiciana, quell’Andria Bat di cui ormai è solo storia passata.

Andria Bat che dopo un campionato dignitoso, dopo aver espugnato il Puttilli nella gara d’andata, finisce nel modo peggiore con una situazione societaria drammatica: i giocatori andriesi ce la metteranno tutta ma nulla potranno davanti ad uno spietato Barletta che negli ultimi 10′ di gara1 annichilirà gli oltre 700 supporters giunti nella città della Disfida carichi di ottimi presupposti, dato che con un doppio pareggio l’avrebbero spuntata per la miglior posizione in classifica; bene, nonostante il 2-0 in terra barlettana, gli oltre 700 ultras biancorossi giungeranno ad Andria in gara2 e non solo espugneranno un campo da sempre avverso al segno 2, ma condanneranno i cugini alla retrocessione in Seconda divisione, da lì al fallimento dell’Andria Bat e alla ripartenza dall’Eccellenza pugliese della Fidelis Andria 1928.

Il pubblico barlettano, diciamolo, spesso ha latitato negli ultimi 3-4 lustri, quando si calcavano campi in terra battuta, dove il disamore per la maglia era il protagonista indiscusso a discapito di nuove leve che crescevano con i vaghissimi ricordi ed i nostalgici racconti di una storica promozione tra i cadetti: gli ultimi quattro anni hanno visto un ripescaggio in Seconda, poi un altro in Prima, poi il grande bluff di una tanto acclamata scalata verso la serie B per finire alla tragi-commedia della passata stagione dove poco è mancato a finir in un limbo per rientrare dal prossimo anno nel progetto riforma Lega Pro unica.

L’estate è scivolata via sulle ali dell’entusiasmo di quella domenica indimenticabile, di festa, ma che di festa in fondo nulla c’era: un pubblico che ha subito per tanti, troppi anni, si stava vedendo rapire quel sogno di una notte di mezz’estate. Poco s’è pensato al calciomercato, all’allestire una rosa competitiva, per non commettere nuovamente l’errore dello scorso anno: la sciagurata stagione 2011/12, che il presidente-tifoso Tatò (più tifoso che presidente…come dargli torto!) intraprese all’insegna dei contratti a medio tempo con ingaggi faraonici e che non fruttò neanche il quinto posto in classifica (se quella palla al 90esimo a Piacenza…), ha influito negativamente sulla scorsa stagione, dopo le dimissioni del presidente (le ha mai ritirate?), la dipartita di tutti i senatori nel panico del presunto fallimento (mossa strategica, da riconoscere) e la delusione del pubblico che non l’ha digerita e ha dovuto assistere a sei mesi d’inferno…

Bene, a Luglio, a qualche giorno dal ritiro di Cascia avevamo in organico Cicerelli (troppo esaltato a mio avviso, giovane Berretti interessante che rischia d’esser bruciato dal successo all’improvviso) e qualche esiliato in prestito o in tribuna da spettatore: si è giocato molto sull’asse Barletta-Reggio in virtù dei buoni rapporti del nostro D.S. con la sua ex squadra, sulla riconferma dei pilastri, ma quel “quid” che facesse la differenza manco a parlarne: s’è visto nel debutto a Martina Franca, in gara1 di coppa Italia Lega Pro, dove sul gong, al quarto minuto di recupero s’è compiuta una rimonta su una squadra comunque di Seconda che voleva ben figurare: solo quei pochi “aficionados”, una cinquantina, come quei 24 di Melfi in gara2 (se gioca la Beretti si può anche fare un comunicato stampa: gli ultras vanno al di là di chi scende in campo, vanno per l’orgoglio della maglia!) sono stati i protagonisti di questo pre-campionato che li ha visti addirittura spingersi sino a Cascia, in ritiro, per far sentire la propria vicinanza alla squadra, anche in un’amichevole contro una squadra di dilettanti!… già, gli ultras… che da poco hanno comunicato il loro pensiero e l’hanno fatto con decisione, con coerenza: la tanto famigerata tessera del tifoso impediva ai più di seguire la squadra in trasferta ma, da poco, è stata sostituita dalla supporter card che respinge i tre punti della discordia della prima (non sto qui ad aprire una diatriba che ha spaccato le migliori curve d’Italia!) permettendo a tutti di ritornare a dar il proprio supporto fuori dalle mura amiche; lo scioglimento dei vari gruppi, la decisione di ritornare tutti sotto un unico striscione che è la storia della Nord biancorossa, “GRUPPO EROTICO“, è stato un segnale forte lanciato dai tifosi che hanno fatto cerchio attorno alla squadra, alla città che rappresentano, ai priopri colori; da ciò stanno nascendo belle iniziative, quasi un ritorno ad un passato non tanto recente ormai, quello delle trasferte organizzate in pulmann, in treno… perchè no… quel calcio fatto di valori, quasi autentico non come quello che viviamo oggi, il cosiddetto calcio moderno, fatto di pay-tv, scommesse sportive con conseguente compra-vendita di partite, giocatori mercenari attaccati solo ai soldi e non più ad un pallone, quello che ha fatto emozionare i nostri padri e che credo non tornerà più.

Le trasferte a Martina, a Melfi, la prossima ad Ascoli fanno ben sperare anche se i risultati calcistici alla prima in campionato, due giorni fa, ci hanno già dato un campanello d’allarme: battuti da un Pisa corsaro in casa nostra con un mezzo tiro sporco all’attivo, nulla di chè, solo una buona gestione della fase difensiva; noi pecchiamo di ingenuità dietro, abbiamo un centrocampo da rivedere, troppe responsabilità sul capitano (non deve tassativamente passare ogni palla dai suoi piedi, si può anche osare ogni tanto!), manca un buon terzino che sappia ben difendere (D’Errico, ex Andria è un’ala offensiva, in quel ruolo è snaturalizzato), un trequartista dai piedi buoni e soprattutto il classico attaccante “di categoria” che butti dentro la palla almeno 10-15 volte in campionato…siamo solo all’inizio, meglio correre a qualche svincolato adesso, anche a mercato concluso (il francese Legras, dal Montpellier, non mi sembra quello che cercassimo) che ritrovarci con prestazioni imbarazzanti ad attendere gennaio!

Il popolo biancorosso crede nel Barletta calcio e sogna sempre il meglio per la propria squadra: chiaro, sappiamo che non si può vincere sempre ma ultimamente le vittorie sono un articolo che manca all’ombra di Eraclio.

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