Al Del Duca, tra Ascoli e Barletta vince la “Cuccuvascia”

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» articolo a cura di Savino Tupputi

Lunedì,9/9/13, ore dieci e quaranta circa… gli occhi stentano ad aprirsi ma il chiarore di una mattina settembrina di fine estate ed i rumori domestici mi inibiscono il sonno sicchè la mia mente elabora il perchè di cotanta stanchezza… ah si, ricordo: sono rientrato sei ore fa, non riesco proprio la domenica a lasciar solo il mio BARLETTA!

Tornati a casa con qualche rimpianto, un pizzico di fortuna e un punto che muove la classifica: un pareggio a reti bianche al Del Duca di Ascoli che, dopo il passo falso al debutto tra le mura amiche contro il Pisa solo sette giorni addietro, fa soprattutto morale e carica l’11 biancorosso per far meglio domenica prossima al Puttilli contro un abbordabile Prato.

Appuntamento alle ore 15 in Piazza Caduti con 30 gradi all’ombra e tanta voglia di tornare a macinare kilometri per quella che è la prima trasferta di campionato della stagione: 2 pullman accolgono la torcida biancorossa ben carica di aspettative; il viaggio procede bene e dopo quattro ore si giunge in terra marchigiana dove le forze dell’ordine ci attendono al varco cittadino per condurre il centinaio di supporters barlettani all’impianto sportivo che negli ultimi anni ha visto avvicendarsi tifoserie di primissimo piano, tra cadetti e Serie A, e che oggi è caduto quasi in disgrazia dopo una cocente retrocessione dei bianconeri locali, una dura contestazione nei confronti della presidenza Benigni e dopo la sconfitta rimediata al debutto al Matusa di Frosinone.

Dopo un’accoglienza apparentemente tranquilla si creano inutili disordini al prefiltraggio che causano il ritardo dell’ingresso al settore in concomitanza con l’eccessiva rigidità ai tornelli. Il calcio d’inizio è fissato alle 20:30 e, in un silenzio quasi ecclesiastico causa diserzione curva locale, si gioca per venti minuti abbondanti in un clima surreale fino all’ingresso degli aficionados biancorossi che, compatti, sosterranno con veemenza fino alla fine i propri colori, spingendo i propri beniamini alla vittoria… cosa che non si concretizzerà, ahimè, per un mix di troppe varianti quali la sfortuna, la poca incisività dell’attacco e la poca determinazione sotto porta.

Nella prima frazione mister Orlandi schiera un undici insolito dato il forfait del capitano e la scelta ricaduta su La Mantia a discapito di Picci in avanti; poco da segnalare nel primo tempo, fase attendista da entrambe le parti e di studio: i padroni di casa cercano d’imporre il proprio gioco ma gli ospiti fanno buona guardia e quando possono offrono buone ripartenze anche se spesso mancano l’ultimo passaggio; emersa qualche difficoltà nei pugliesi nell’uno contro uno, solo D’Errico riesce a sgattaiolare tra gli avversari data la sua notevole progressione ma difficilmente si riesce a saltare l’uomo.

gufata

La ripresa mostra più determinazione ed il Barletta non capitalizza una ghiotta occasione che, complice la sfortuna, impedisce al biondo numero 10 barlettano Mantovani di pennellare una punizione “alla Allegretti” e si schianta sulla traversa; i padroni di casa cercano di reagire, sono frastornati, gli ospiti pressano e La Mantia non sfrutta una ottima palla gol davanti al debuttante portiere bianconero, Russo; Cicerelli è parso affaticato, non ha affatto brillato, sottotono la sua prestazione… la difesa ha fatto un buon lavoro se non fosse per la disattenzione finale che sarebbe costata cara la pelle: il rigore concesso dal direttore di gara all’88esimo annichilisce i barlettani, fallo discutibile in area sul limite destro di Liverani; gli ultras nel loro settore, non sapendo a che santo votarsi, decidono di affidarsi alla “Cuccuvascia” che ci mette del suo e fa calciare Capece al lato destro della porta biancorossa un palla troppo bollente che tira giù una bordata di fischi dei tifosi locali. È l’ultimo acuto di una gara che si conclude col bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, con la delusione non nascosta da parte di mister Orlandi ai microfoni nel dopo gara per i due punti persi ma che comunque va presa come buona visto il blasone dell’avversario, nobile decaduta, e il fattore campo. Un punto che appaga i tifosi giunti nelle Marche e che salutano con affetto i propri ragazzi a fine gara sotto il loro spicchio di stadio. Poi, tra pareri ed opinioni diverse, si giunge alla volta della città d’Eraclio, proprio lì in quella Piazza Caduti che qualche ora prima aveva cullato sogni di gloria di una tifoseria, al di là di tutto, sempre encomiabile.

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